
L’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro
Oggi affrontiamo un argomento complesso e articolato, a partire dagli stessi termini che lo costituiscono, perché se pensiamo alle parole “intelligenza artificiale”, il concetto di “intelligenza” meriterebbe senza dubbio una riflessione ampia e profonda che non potrebbe limitarsi a questo spazio. Per questo motivo, useremo qui i termini “automazione”, “macchina”, “algoritmo” come sinonimi, senza preoccuparci delle differenze.
Un insegnamento dal passato
Sin dai tempi della prima rivoluzione industriale, ci si è spesso preoccupati del fatto che l’avvento dell’automazione togliesse posti di lavoro. La storia ha poi dimostrato che mediamente, su un arco temporale non troppo lungo – parliamo di alcuni anni -, la forza lavoro è sempre stata assorbita in qualche modo, spesso in altri settori. Se le macchine sostituivano le persone nello svolgimento di determinate mansioni, nascevano nuove opportunità altrove.
Ad esempio, la meccanizzazione dell’agricoltura ha eliminato nel tempo tantissimi posti di lavoro nei campi, che in buona parte sono stati assorbiti nelle fabbriche. L’automazione industriale, a sua volta, ne ha eliminati altri nella produzione dei beni, ma sono nate nuove occasioni in ambito impiegatizio nelle stesse fabbriche o in servizi collegati.
Possiamo applicare questa riflessione anche al mondo di oggi?
A questo punto potremmo chiederci: l’attuale progresso nell’automazione porterà a conseguenze paragonabili a quelle avvenute nel passato? Noi crediamo di no, per diversi motivi: vediamone insieme alcuni.
In precedenza, i cambiamenti erano spesso concentrati in un singolo ambito, o in pochi settori affini: questo ha sempre consentito che le conseguenze venissero assorbite in qualche modo, perché i lavoratori esclusi da un contesto potevano trovare un’ampia offerta in un altro. Ma i nuovi algoritmi avranno contemporaneamente un impatto significativo su molti settori professionali e ambiti economici, considerando un periodo di pochi anni: questo significa che non ci sarà molto spazio affinché un settore possa assorbire gli esuberi di un altro.
Inoltre, la maggior parte dei lavoratori esegue attività abitudinarie e prevedibili, nella misura in cui possono essere facilmente prese in carico da un algoritmo. Questo significa che ci sarà sempre meno spazio per gli esseri umani se pensiamo al mondo del lavoro attuale, perché la maggior parte delle mansioni sarà svolta da macchine.
Le ripercussioni sul mondo del lavoro
Ora facciamo un passo ulteriore: quando pensiamo all’impatto della tecnologia sul lavoro di tutti noi, le prime immagini che si delineano nella nostra mente potrebbero essere quelle di file di robot che operano in una fabbrica o in un magazzino, oppure quelle delle casse automatiche in un supermercato. In ogni caso, siamo generalmente portati a pensare che i primi lavori a subire le conseguenze del cambiamento saranno quelli manuali e ripetitivi, mentre riteniamo che i lavori di tipo intellettuale e creativo siano al sicuro da qualsiasi stravolgimento.
Questo è ciò che abbiamo visto avvenire in passato, ma nel prossimo futuro potremmo assistere a un diverso scenario. Pensiamo per esempio agli impiegati che svolgono un lavoro abitudinario legato all’analisi o alla manipolazione di dati; all’estrazione e presentazione di informazioni; alla creazione di contenuti testuali e audiovisivi: in molti casi, software avanzati vengono già impiegati con estrema efficienza.
In questo contesto emerge un aspetto importante, poco evidente in prima battuta: un lavoro intellettuale abitudinario può essere sostituito facilmente da un software a costi ridotti, mentre un lavoro manuale complesso potrebbe non essere rimpiazzato in modo così semplice da una macchina. Nei casi in cui si abbia a che fare con la manipolazione fisica dell’ambiente o si operi in contesti difficili con un elevato grado di imprevedibilità – potremmo pensare tanto a un chirurgo che svolge un’operazione complicata, quanto a un elettricista che deve ricercare un guasto all’interno di un vecchio impianto -, esiste infatti una barriera dovuta alla complessità tecnologica.
In altre parole, la realtà potrebbe risultare invertita rispetto al pensiero comune e numerosi lavori ritenuti “sicuri” potrebbero scomparire prima di quelli manuali.
Quale riflessione possiamo fare per il futuro?
Ci attende dunque uno scenario nel quale l’automazione potrebbe sostituire la maggior parte delle mansioni attualmente ricoperte dai lavoratori. Tralasciando ora il differente assetto di una tale società rispetto a quella attuale, come potremmo prepararci a questa rivoluzione, senza rischiare di esserne sopraffatti?
Esiste una ricetta facile a dirsi, ma ardua da mettere in pratica: sviluppare quelle capacità che ci portino a utilizzare la tecnologia in modo consapevole e intelligente, cioè come strumento che amplifichi le nostre azioni o che renda possibile ciò che altrimenti non lo sarebbe.
La partita si sposta allora su un piano differente: se sappiamo cosa serve, come possiamo ottenerlo?
È necessario partire da molto lontano, da elementi che, a prima vista, potrebbero apparire controintuitivi: lo sviluppo dello spirito critico, delle abilità comunicative, dell’attitudine a muoversi in ambiti inesplorati, imprevedibili, nuovi; l’organizzazione del pensiero, la concentrazione, la lenta assimilazione di concetti complessi, l’elaborazione della lettura profonda, la conoscenza storica.
Nota: questo testo, in ogni sua parte, è frutto dell’ingegno umano e non è stato generato o supportato da alcuna forma di intelligenza artificiale.